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- Milano)






RASSEGNAZIONE

ROMANZO

DI

LUIGI CAPUANA



MILANO--FRATELLI TREVES, EDITORI--MILANO
_Via Palermo, 12; e Galleria Vittorio Emanuele, 64 e 66._
ROMA: Corso Umberto I, 174. NAPOLI: Via Roma 258, (Palazzo Berio).
FIRENZE: presso Bemporad e figlio. BOLOGNA: presso Nicola Zanichelli
TRIESTE: presso Giuseppe Schubart.
LIPSIA, BERLINO, VIENNA: presso F. A. Brockhaus.




RASSEGNAZIONE.




DEL MEDESIMO AUTORE:

_Semiritmi_ L. 3 --
_C'era una volta..._ Fiabe illustrate da Montalti In-8 7 50
_Homo_. Nuova edizione con aggiunti due racconti 1 --
_Il Marchese di Roccaverdina_, romanzo (1901) 4 --




RASSEGNAZIONE

ROMANZO

LUIGI CAPUANA



MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI 1907




PROPRIETÀ LETTERARIA


_I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati
per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._

Published in Milan, January 15th, 1907. Privilege of
copyright in the United States reserved under the
Act approved March 3rd, 1905, by Fratelli Treves.



Tip. Fratelli Treves.




A RENATO EDOARDO E ADELE MANGANELLA.

_Carissimi_

Nel dicembre del 1897, per festeggiare le vostre nozze, staccavo da
questo romanzo, tuttora inedito, un capitolo--il primo--e ve
l'offrivo.... interessatamente--scrivevo--perchè la vostra felicità di
quel giorno fosse di buon augurio al mio lavoro.

"È impossibile--aggiungevo--che tanta giovinezza e tanto amore non
portino buona fortuna all'opera di uno che vi vuol molto bene, che ha
trepidato e sofferto con voi quando pareva vano sogno quel che oggi è
lietissima realtà; di uno che, aguzzando lo sguardo nel vostro avvenire,
si veda sorridere dinanzi agli occhi il raro spettacolo di due felici
creature che alla bellezza, alla giovinezza e all'eletto ingegno seppero
accoppiare quel che corona degnamente la vita, un fortissimo amore.

"Allora si saranno avverate come tu, Renato, hai cantato augurando,

del focolare
le giovini gioie celate;
la lampada, il tizzo, e due bimbi
che intreccian tra risa beate
di riccioli biondi due nimbi,
com'alte in autunno le piante
fiorenti riannodan corimbi.
(LUCIO D'AMBRA. Monile)."

Oggi invece, i bimbi sono già tre, e _Rassegnazione_ viene a compire la
promessa da me fattavi nella letizia di quel giorno, e invoca di nuovo
il buon augurio.

È libro un po' triste, come se ne possono scrivere soltanto dopo lunga
esperienza della vita; ma è anche, in un certo senso, libro di
entusiasmo e di fede non ostante lo scoramento che traspare dalle sue
ultime parole. E se qualcuno degli illusi, come il mio Dario, ne
ricevesse conforto e insegnamento a non chiedere alla vita più di quel
che essa può dare, e ad amarla anche pel poco che talvolta concede,
sarei orgoglioso che la mia opera d'arte riuscisse qualcosa di più che
lo studio coscenzioso di una crisi dello spirito di parecchi nostri
contemporanei.

Cordialissimi augurii pel nuovo anno; affettuosissimi baci ai vostri
cari bambini.

_Catania, 31 dicembre del 1906._
LUIGI CAPUANA




RASSEGNAZIONE




I.


Ogni volta che ricordo mio padre, lo rivedo come in quel giorno, presso
la finestra del suo largo studio, alto, aitante della persona, coi folti
capelli brizzolati che gli mettevano una specie di aureola attorno alla
fronte, con la barba fluente su l'ampio torace; e mi par di sentirne
risonare la parola a scatti, accompagnata da vivacissimi gesti che
rivelavano tutta la foga della sua anima forte ed equilibrata.

Era tornato da un viaggio in Francia e in Inghilterra per affari.

--Ora pensiamo a te!--mi aveva detto.

Avevo compiuto i miei studi liceali ed ero rimasto quattro anni incerto,
esitante intorno alla professione da scegliere. Egli mi aveva lasciato
libero di studiare a modo mio per scoprire in me l'indizio di qualche
vocazione più spiccata; e non avevo scoperto niente. Vivevo appartato
dalla società, divorando da mattina a sera libri di ogni genere,
prendendo appunti, disegnando nelle ore in cui mi sentivo affaticato
dalla lettura, ricevendo qualche visita di pochi amici studiosi al pari
di me, ma che tramezzavano gli studi coi divertimenti, con gli esercizi
corporali, e che io ammiravo grandemente perchè non potevo imitarli.

Ero timido, ombroso per la coscienza, della mia debole costituzione
fisica che i medici avevano tentato invano di fortificare con
ricostituenti di ogni sorta. L'aria della campagna--mia madre aveva
passato due anni, con me in una villa comprata a posta dal babbo--mi era
giovata pochino.

--Il ragazzo è sano,--aveva concluso finalmente il dottore.--Non sarà
mai un atleta come il babbo; bisognerebbe rimpastarlo. Cessiamo di
rimpinzarlo con troppi intrugli farmaceutici. La natura farà da sè, tra
qualche anno.

Ero però rimasto mingherlino, palliduccio, serio più che all'età mia non
convenisse. Avevo studiato bene, ma senza entusiasmo; continuavo a
studiare. Ed ora, sul punto di varcare il limite della giovinezza ed
entrare nella virilità--avevo vent'anni--mi sentivo tuttavia fanciullo
di corpo e di spirito.

Riflettendo, certe volte mi sembrava di essere qualcosa di mostruoso,
una creatura il cui regolare sviluppo fosso stato impedito da misteriose
circostanze e che rimarrebbe tale per tutta la vita.

Per ciò, quel giorno, appena mio padre mi domandò che cosa pensassi di
fare pel mio avvenire, io non seppi rispondere altrimenti che con uno
scoppio di pianto dirotto.

Egli mi prese affettuosamente per le mani, stupito, domandandomi
replicatamente:

--Perchè?

E siccome io non davo nessuna risposta, così, rilasciatemi, con un gesto
d'impazienza e di contrarietà, le mani, si mise a passeggiare su e giù
per lo studio, borbottando:

--Sei un fanciullo! Proprio un fanciullo!

Poi mi si accostò di nuovo, accigliato. Avevo alzato la testa per
guardarlo in viso, per chiedergli scusa di quel pianto che tentavo
invano di frenare.

--Il torto è mio,--esclamò.--Ti ho abbandonato troppo a te stesso. Avrei
dovuto farti dolce violenza, sospingerti nella vita, iniziarti
all'azione, strapparti ai libri.... Me ne accorgo in tempo. Per gli
affari--soggiunse dopo breve pausa--non hai fibra resistente; e poi,
bisognava cominciar di buon'ora, intendo per gli affari che ho fatto e
faccio io....

Si era fermato quasi gli fosse sembrato meglio riserbare per sè quel che
stava per dirmi. E, mutando tono di voce, continuò:

--Ho lavorato per te, com'era mio dovere. Tu non mi avevi chiesto di
metterti al mondo; era giusto che pensassi io a renderti la vita meno
triste e meno difficile che non fosse stata per me. Ci son riuscito. Non
ti ho fatto milionario; i milioni, checchè ne dicano, non si trovano a
ogni piè sospinto. Sei però ricco a bastanza da poter dire:--Voglio
questo, con questi mezzi.--Ma risolviti. La vita è azione; ormai
dovresti saperlo. Se i libri e lo studio non te l'hanno fatto capire,
vuol dire che non giovano a niente. Quelli che io ho letti mi son
serviti sempre a qualche cosa. Non ho mai studiato pel solo gusto di
studiare, neppure quando avevo la tua età. Già allora me ne mancava il
tempo; dovevo lottare contro la cattiva sorte. Per me, se il pensiero
non diventa azione, azione di qualunque natura, è assolutamente cosa
vana. Che intendi di fare?

--Non lo so; non ho nessun'idea chiara, intorno alle mie forze, intorno
a una vocazione determinata. Non mi capisco.... Forse non sarò mai buono
a niente!

Avevo risposto con voce commossa, abbassando la fronte, quasi mi
vergognassi di quel che dicevo.

--Rifletti,--riprese mio padre;--ti do un mese di tempo. Prima di
morire, voglio sapere che è mai diventato mio figlio; voglio andarmene
all'altro mondo con la coscienza tranquilla anche su questo punto. Un
figlio è l'opera più importante di cui si deve render conto a sè stessi,
alla società, a Dio.... giacchè io credo in Dio, tu lo sai. Dando la
vita a una creatura umana, si introduce nel mondo un elemento di forza,
che può fare gran bene e gran male. Spasso il padre non è
responsabile....

E credendo, a una mia lieve mossa d'impazienza, che intendessi di
contraddirlo, si era interrotto, domandandomi:

--Non è vero forse?

Risposi con un gesto affermativo, volendo evitare una discussione.

Mi guardò un istante per convincersi della sincerità della mia risposta
e riprese:

--Chi sa mai, procreando, se farà un delinquente o un grande uomo? La
responsabilità comincia dopo. Per ciò mi piace di avere la coscienza
netta; se occorre, voglio anticipatamente domandar perdono a Dio del
male che mio figlio farà per colpa mia; voglio rallegrarmi del bene che
opererà, se riesce un galantuomo. Galantuomo tu sarai senza dubbio. Non
ti ho dato cattivi esempi. Ho lavorato, lavoro ancora, lavorerò finchè
avrò forze. Forse ti paio uomo materiale, perchè uomo di affari;
t'inganni. Ho fatto quel che sapevo far meglio, coscienziosamente, non
risparmiandomi mai. Lavorando per me, ho giovato molto agli altri, ora
senza volerlo, ora di proposito; nella vita accade così, anche pel male.
Essere galantuomini però non è tutto; si può esser tali anche
negativamente; almeno il mondo giudica così; chiama pure galantuomini,
onesti coloro che si limitano a non fare danno agli altri. Io la intendo
diversamente. Non fare il male è poco; bisogna, anche fare il bene,
secondo le proprie forze, le proprie attitudini, servendosi delle
circostanze.



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