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Text on one page: Few Medium Many
In certe
circostanze, uno non sa più quel che si dica..... Avrei voluto veder
lei, dottore!... Se si tardava soli dieci minuti, invece di due si
avrebbero avute quattro vittime.... Quei poveri Contardi!
Irriconoscibili.... Un orrore! Li avrò davanti agli occhi fin che
campo.... E ne ho visti morti! Ammazzati, annegati, stritolati da carri;
di ogni specie. Ma questi qui, specialmente l'uomo!... E ora dovremo
pensare per l'orfanella. Non le è rimasto neppure un cencio....

Mia madre era così commossa, così sbalordita, dal pericolo da me corso,
che rispondeva soltanto con movimenti affermativi del capo. Io pensavo
tristamente:

--Peccato! Sarebbe stata finita!

E socchiudevo gli occhi fantasticando:

--A quest'ora starei steso su questo letto, freddo, inerte, forse
sfigurato, e non vedrei, non udrei niente, e sarebbe calato il sipario
su la commedia o tragedia della mia vita; tragedia piuttosto che
commedia.... E sarei morto almeno facendo un atto di energia....
inutile, come tutto quel che ho tentato finora; mentre ora dovrò
ricominciare da capo a trascinarmi simile a un fantasma in mezzo
all'attività che mi circonda. Che cosa vuoi farci? Ne avrai ancora per
un po'; continua a rappresentare la tua parte di fantasma, rappresentala
bene...!

E feci un involontario gesto di sconforto.

--Ti dà molta noia la ferita?

--No, mamma! Riflettevo....

--È meglio che non affatichi la mente--intervenne il dottore.--Ne avrà
per una settimana. La febbre è in decrescenza. Sono un po' in pensiero
per la ragazzina. L'asfissia, anche non inoltrata, lascia dei disturbi
nella circolazione del sangue; è una specie di avvelenamento. E poi, è
così gracile, così patita quella poverina! Chi sa dove le par di essere?
Guarda attorno nella camera, stupita di veder i fiori della tappezzeria,
i bei mobili, il grande specchio dell'armadio, i quadretti alle
pareti....--E la mamma? E il babbo?--mi ha domandato timidamente. Le ho
risposto:--Sono andati al paese; torneranno tra due giorni.--E stavo per
dirle:--Avrai un'altra mamma, anche migliore della tua!

--Le mamme sono tutte uguali.

--Così fosse! L'amore materno è una delle tante generalizzazioni di cui
non sappiamo disfarci. Conosco mamme così crudeli e spietate verso i
loro figli, che il paragonarle con le tigri.... sarebbe un'offesa per le
tigri. La Contardi non era precisamente di queste; la miseria però
l'aveva inasprita. Da due anni a questa parte poi, in seguito a un
aborto, era anche malandata di salute; e la ragazza, poverina, scontava
ogni cosa. Quando don Luca dice: La Religione! Costei aveva la casa
piena di santi appiccicati ai muri; teneva accesa la lampadina a non so
quale madonna,...

--Sarebbe stata peggio, se non fosse stata credente,--lo interruppe don
Luca.

--Era peggio a bastanza; ma non sparliamo dei morti.

--E non diciamo male della Provvidenza,--dissi io, ridendo,--se no, don
Luca si arrabbia!

--Ma che cosa s'immagina? Che io non ne senta dir male anche dai
miei parrocchiani? Questi qui però li compatisco; sono ignoranti, e
poi non ragionano, parlano per impeto di sentimento, in certe
circostanze.... e dopo vengono a confessarsi. Senta: anni fa una
povera vedova perdè l'unico figliuolo di vent'anni, un giovanone più
alto di me, un gigante; pareva scoppiasse di salute e di forza, e
una febbre maligna glielo portò via in tre giorni. Da allora in poi
non la vidi più venire a messa le domeniche, nè a nessuna funzione
religiosa. Un giorno, incontratala per caso da una sua parente,
tentai di consolarla esortandola a rassegnarsi alla volontà di Dio.
Scattò da sedere.... Bisogna averla veduta, per figurarsi quella
persona, vestita tutta di nero, pallida, con le braccia in alto,
imprecanti, la voce ferma, la parola impetuosa a tu per tu con
Domeneddio che le aveva tolto il figliuolo.--Un'infamia!... Glielo
grido in faccia! Che m'importa se mi manda all'inferno? Non lo
sapeva che non ne avevo un altro? Non lo sapeva che era la colonna
della mia casa?...--Io non osai d'interromperla. E quando si lasciò
cascare, quasi sfinita, su la seggiola, per poco non le diedi
ragione, così eloquente, così furioso era stato lo sfogo di quella
madre desolata. Capisce? A me fa rabbia il freddo ragionamento che
sragiona.

--Ma così--esclamò il dottore--si giustifica tutto, anche l'incendio e
la disgrazia di ieri l'altro! Se la moglie.... No, non diciamo male dei
morti. Ma il povero Contardi era buono, lavoratore onestissimo. E la
ragazzina? Che peccati può aver commessi la ragazzina?

--Sono in due contro di me, cara signora; ed io non voglio sprecare il
mio fiato. Mi basta di aver lei dalla mia parte. Dobbiamo pensare
all'orfanella; metterla in un ricovero....

--Non c'è fretta,--rispose mia madre.

E appena, fummo soli, soggiunse:

--Per ora la terremo con noi. Sarà l'opera di carità, con cui potremo
onorare la memoria di Fausta. Te l'ho accennata l'altra volta; ma allora
non avevo nessuna idea concreta.... E ancora non ti ho raccontato i
particolari del mio incredibile presentimento. Avevo dormito male la
notte avanti; un'irrequietezza insolita mi scoteva dal sonno quasi di
soprassalto. Mi ero alzata dal letto di buon'ora, con un'oppressione al
cuore, con una angoscia sorda sorda che mi spingeva ad aggirarmi per le
stanze senza scopo; così ero entrata, nel salotto di Fausta. È la mia
cappella familiare; vo a pregarvi ogni giorno, in comunione con la
nostra cara morta. Tutt'a un tratto.... non saprei dire se abbia udito
davvero una voce fievolissima o se le parole mi siano risonate nel
cervello proprio come quando noi ricordiamo la voce di qualcuno....
Tutt'a un tratto, insomma, mi parve di sentirmi dire da Fausta:--Dario
vuol venire con me! Dario è in pericolo!--Forse mi esprimo male; era un
sentimento confuso, forte, quasi violento.... E non potei più stare su
le mosse. Volevo mandar a chiamare il signor Bardi; ma sentivo che non
dovevo frapporre nessun indugio. Quell'agitazione così insolita, così
persistente....

--Oh, mamma!... Perdonami! Hai indovinato! Perdonami! Ero venuto qui con
un pazzo proposito.... Perdonami, mamma!

--Dario! Dario!... E non pensavi...?

--Non più, mamma! Ora voglio vivere per te, qualunque sia la vita che mi
si prepara. Mi sono già rassegnato. Mi rassegno! Perdonami, mamma!

Ripetevo queste parole affannosamente, invocando una risposta. La povera
donna sembrava atterrita dalla mia rivelazione. Rizzatasi da sedere,
stringendo le mani con le dita conserte, mi guardava senza poter
pronunziare altro che il mio nome; e c'era nella voce tanta angoscia,
tale accento di rimprovero da farmi pentire di essere stato sincero.

--Da oggi in poi,--disse quasi balbettando,--non potrò più stare
tranquilla.... Giurami, Dario...!

--Lo giuro a te.... e a Fausta!--risposi.

E le apersi le braccia.

La mia ferita si era rimarginata più presto che il dottore non
prevedesse. Stava bene anche l'orfanella. Mia madre aveva provveduto a
rivestirla, ma non a lutto. Don Luca si era incaricato di comunicarle la
disgrazia che l'aveva colpita, ed ella aveva accolto la notizia con
stupore, senza lacrime, esclamando:

--Ed ora.... come faccio? Ed ora.... come faccio?

--Non dubitare, la Madonna ti aiuterà.

Ripulita, ravviata, sembrava un'altra. Era esile, bionda, con un
profilino delicato, occhi cilestri, bocca piccola, con labbra un po'
tumide, e un'espressione di sgomento che le faceva fissare gli occhi su
le persone e le cose, quasi ancora non credesse a quel che era accaduto
e a quel che accadeva attorno a sè.

Mia madre la incoraggiava con le parole e con le carezze.

--Come ti chiami?

--Rosa.

--Vuoi restare con noi?

--Se mi vogliono.... Che ne so?

--Resterai con noi; verrai con noi in città.

Io sentivo una lieve tenerezza, pensando che quella ragazzina era viva
per me. La interrogavo anch'io, quasi in qualche modo mi appartenesse.

Passato il primo sbalordimento, pensando ai suoi genitori, ella piangeva
zitta zitta.

--Non devi piangere più. Quanti anni hai?

--Dieci anni--mi rispondeva, asciugandosi le lacrime col grembiulino.

--Che cosa facevi a casa tua?

--Davo il becchime alle galline, governavo il porcellino, accendevo il
fuoco, raccoglievo la legna....

--Non farai niente di tutto questo. Ti piace?

--Che ne so?

Il giorno precedente al nostro ritorno in città, avevamo a desinare don
Luca e il dottore. Rosa sedeva tra mia madre e me.

--Già sembra della famiglia!--esclamò il parroco.

--I bambini si adattano subito. La Natura li protegge.

--Diciamo la Natura!--replicò ironicamente don Luca al dottore.

--Oggi, niente discussioni,--dissi.--Ho una lieta notizia da dare; e tu,
mamma, mi scuserai se non ti ho messo a parte anticipatamente di quel
che sto per annunziare; ne sarai, forse, un po' maravigliata, ma il tuo
cuore sussulterà di gioia. Noi adotteremo Rosa!

Don Luca e il dottore si rizzarono in piedi, battendo le mani,
gridando:--Bravo! Bravo!

--Io non so quali formalità legali occorrano per quest'atto.
Consulteremo un avvocato. Intanto l'adozione è già fatta dal cuore; è
l'essenziale e l'importante. Di', mamma, pensavi tu a questo parlandomi
di un'opera, di carità in omaggio della memoria di Fausta? Se sì, sono
lietissimo di aver interpretato il tuo sentimento.

--No, Dario; io non arrivavo fino a questo; ma approvo, commossa, la tua
idea. Almeno tu ed io avremo una bella ragione di vivere, tu
specialmente.

--Io specialmente, dici bene!--risposi con espressione di grande
tristezza.

In quel momento mi parve che lo stuolo di tutti i miei sogni mi passasse
davanti agli occhi, fuggendo via come uno stormo di uccelli migratori,
in cerca di miglior stagione e di suolo più clemente.

Dicono che coloro che stanno pur morire annegati, abbiano una
rapidissima visione degli avvenimenti della loro esistenza, rivivendola
in pochi istanti con tutti i più minuti particolari. Qualcosa di simile
accadeva in me, mentre ripetevo le ultime parole di mia madre: Io
specialmente! E mi sembrava di sentirmi sprofondare a poco a poco in
fondo a un abisso silenzioso, proprio in fondo a un oceano stranamente
illuminato dai raggi del sole che stentavano a penetrare tra i verdi
mobili riflessi delle acque.

Quando mi destai da questa specie di sogno, ebbi la paurosa impressione
di essere diventato un altro.



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