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Text on one page: Few Medium Many
Ero impietrito, convinto che la sua
presenza oramai fosse inutile; eppure respiravo con ansia, celeremente,
quasi il mio ansare potesse influire ad affrettarne l'arrivo. E in quel
momento, con lo spettacolo sotto gli occhi di colui che ormai sapevo
cadavere in cui nessuno avrebbe potuto infondere un nuovo respiro di
vita, tendevo l'orecchio al cinguettìo dei passeri che entrava,
clamoroso, dalla finestra, e riflettevo intorno alla grande indifferenza
della Natura per le nostre gioie e pei nostri dolori, pur indignandomi
di poter pensare a simili cose in quel tragico istante.

Finalmente il dottore arrivò. Tastò i polsi, introdusse una mano nello
sparato della camicia, chinandosi per ascoltare i battiti del cuore, o
meglio per fingere di ascoltarli, giacchè il primo sguardo gli era
bastato per capire l'inutilità della sua opera. E rizzandosi su la
persona, si volse verso mia madre, la prese delicatamente per un braccio
e fece atto di volerla allontanare.

La povera mamma, copertosi il viso con le mani, balbettando:--Oh, Dio!
Oh, Dio!--si lasciò trascinare fuori della stanza, opponendo debole
resistenza.

Io caddi ginocchioni davanti al divano; baciavo e ribaciavo il cadavere
ancora caldo, senza un lamento, senza un singhiozzo, soffocato dal
groppo di pianto che non riusciva a versarsi per gli occhi; e dietro un
velo di nebbia, quasi nella fluida trasparenza di un sogno, intravedevo
le persone di casa, gli inquilini accorsi, e il corpo giacente che aveva
tuttavia, nonostante quel nebbioso velo, le rigogliose apparenze della
vita e della forza.... Poi improvvisamente, non vidi più nulla, come se
un nero abisso mi avesse inghiottito.

Il povero babbo era stato previdente.

Fra le sue carte, e serbata in un posto dove avrebbe potuto essere
subito ritrovata, io rinvenni una lettera diretta a me, scritta sei mesi
prima del luttuoso avvenimento, quasi il cuore gli presagisse quel che
doveva, tra non molto, accadere. Mi dava minutissimi schiarimenti
intorno ai suoi affari, m'indicava la persona a cui avrei potuto, con
piena fiducia, affidarne il disbrigo, e si diffondeva in lunghi consigli
di pratica saggezza, ripetendo con diverse parole--e leggendo mi
sembrava di riudirne la voce--quel che mi aveva detto la mattina del
nostro ultimo colloquio.

Ancora, dopo parecchie settimane, io non sapevo rassegnarmi a credere
ch'egli fosse sparito per sempre!

La mamma vestita a lutto, la tristezza che incombeva su tutta la casa,
le insolite occupazioni alle quali dovevo concedere quel tempo fin
allora riserbato esclusivamente ai miei studi, e che mi infastidivano
per la loro volgare minuzia, non erano sufficienti a darmi un vivo senso
della realtà, delle tristi circostanze intervenute a sconvolgere
l'andamento ordinario della mia vita.

Il dolore di mia madre era intenso. Capivo che ella evitava, quanto più
era possibile, di rammentare il povero nostro caro assente per non
accrescere lo strazio del mio cuore; ma, in certi momenti, ripensando le
rivelazioni di quel giorno, io non riuscivo a vincere il sospetto che
ella si sforzasse di far apparire il suo dolore più grande e più intenso
che veramente non fosse. La scusavo, la giustificavo; avrei voluto però
che ella avesse già perdonato e dimenticato; che più non fosse
perdurata, tra l'assente e lei, quella scissura che le aveva fatto
portare chiuso in cuore tant'anni il suo bel sogno di donna non potuto
attuare, com'ella si era espressa.

E a tavola, o quando veniva a sedersi nel mio studio per leggere là
qualcuno dei tanti volumi nuovi che il mio libraio continuava a inviarmi
(ora che non aveva altri all'infuori di me, voleva sentirsi
confortata--diceva--standomi silenziosamente vicino) a tavola, o mentre
ella leggeva, io la fissavo, evitando di farmi scorgere, e tentavo di
penetrarla per indovinare se, sospettando in quel modo, non la
calunniassi indegnamente.

Un giorno, alla fine, per dissipare il tormentoso dubbio--soffrivo assai
ogni volta che esso, scacciato via, tornava a riaffacciarmisi
nell'animo--un giorno, vedendo che la mamma, deposto su le ginocchia il
libro di lettura, chiusi gli occhi e abbandonata la testa indietro su la
spalliera della poltrona, si era immersa nel dolce fantasticamento
prodotto dalle sensazioni delle cose lette, la riscossi bruscamente:

--Mamma!...

E mi arrestai, già pentito di quel che intendevo di fare. Ella mi fissò
con sguardo così affettuoso da incoraggiarmi a dirle subito:

--Che cosa pensavi, mamma?

--Pensavo,--rispose dopo un istante di esitanza,--che io non avrei mai
creduto ch'egli occupasse, vivendo, tanto posto nel mio cuore. Si vede
che l'amore è capace di assumere tali forme da rendersi quasi
irriconoscibile. Sento oggi nel cuore lo stesso vuoto lasciato dalla sua
sparizione in questa casa e nella nostra esistenza. Ora riconosco che ha
avuto ragione lui, stimandomi uno strumento in mano sua, da dover
adoprare secondo i suoi fini. Egli possedeva un senso sano ed integro
della vita. Se ha avuto qualche torto.... parecchi anche.... più che a
lui, essi debbono venir attribuiti--lo capisco ora--alle circostanze.
Non è stato egoista, cattivo, crudele, oh, no! È stato uno con cui si
dev'essere indulgente perchè ha lavorato molto; uno che aveva bisogno di
cogliere qua e là qualche fiore, lungo la strada, per distrarsi, per
riposarsi.... Allora ne soffrivo. Da che non è più.... lo scuso, e
spasso gli chiedo perdono del non avergli sempre nascosto che ne
soffrivo, e di averglielo rimproverato con la freddezza e col silenzio,
talora peggiori di ogni aperto rimprovero.

--Mamma cara! Che consolazione mi dài dicendomi questo!

--Che cosa credevi tu dunque?

--Credevo che tu serbassi qualche rancore alla sua memoria!

--Oh! figlio mio!

--C'è stato un momento in cui sono stato ingiusto anch'io verso il
babbo!

Chiuse il libro, si rizzò in piedi e, presomi per le mani, soggiunse:

--Non mi hai più parlato del tuo avvenire, Dario. Io attendevo da te una
parola, come tuo padre e forse assai diversa da quella che attendeva tuo
padre. Non me l'hai detta. Perchè, Dario?

--Non so, mamma! C'è un gran buio nel mio spirito. L'orgoglio mi acceca
tuttavia. Non so rassegnarmi a non essere niente nel mondo, pur avendo
un altissimo concetto di quel che vi vorrei essere. Sarò un infelice,
mamma; lo sento. Non mi consolerò mai della mia miseria rimpetto allo
splendore di quel sogno! Se avessi, come te, la fortuna, di credere in
Dio, andrei a chiudermi in una Certosa, a vivervi la lunga agonia della
preghiera e del silenzio; ma la mia mente non può credere.... Mai, come
in questo momento, io non ho compreso la terribile verità di quella
sentenza biblica: La scienza è dolore! Vorrei dimenticare, diventare
tutt'a un tratto un ignorante, un povero di spirito.... Ecco perchè non
ho potuto dirti la parola da te attesa.... C'è un gran buio nel mio
spirito!

--Io non oso suggerirti....

--Parla, mamma! Le tue parole dell'altra volta mi avevano aperto uno
spiraglio di luce. La mattina della disgrazia, già avveniva un insolito
risveglio di giovinezza, nel mio cuore.... Non mi ero mai sentito
giovane come in quel momento. Ah! Il mio male consiste qui,
nell'intelligenza; non sono stato mai giovane, quantunque io abbia
appena vent'anni. Non potrò ridivenirlo, oramai ne sono convinto. Vi è
una maturità dello spirito che talvolta precede quella del corpo; ed è
stato di malattia forse incurabile. La sanità consiste nell'equilibrio.

--T'inganni, Dario! T'inganni! Io sono una povera donna che non può
opporre profonde ragioni alle tue; ma nel mio cuore materno c'è qualcosa
che vale, mi sembra, quanto codeste ragioni. Siedi qui; non sdegnare di
ascoltarmi. Io ti riguardo come superiore a me, sebbene mio figlio. Sei
uomo, sai tante cose che io non intenderei anche se mi applicassi a
studiarle come te; non per questo mi sembra atto di vanità o di superbia
il dirti quel che sento. Tuo padre ti parlava altrimenti. Era uomo di
azione, a modo suo. Avrebbe voluto che suo figlio lo somigliasse, anche
non facendo quel che faceva lui. Sai che fantasticava di te?--Un uomo
politico, un deputato al Parlamento.--E poichè ci vogliono belle
migliaia di lire per riuscire ad essere eletto,--diceva, stropicciandosi
le mani,--io gliele preparo. Saranno bene spese; e vorrei che mio figlio
non avesse scrupolo di spenderle. Quando si vuoi raggiungere uno
scopo....

--Vorrei adoperarle meglio.... in ogni caso!...--la interruppi
sorridendo tristamente.

--Lo dico anch'io. E, nota: egli che riponeva in te ogni sua speranza;
che non aveva voluto altri figli per non disgregare la sua fortuna; che
era orgoglioso di veder sopravvivere in te il suo nome onorato, non
accennò mai, mai, alla speranza di vederti creare una famiglia. Una
volta io gli dissi:--Mi dispiace che Dario viva a questo modo, tutto
immerso negli studi. Andrà incontro a un pericolo il giorno in cui dovrà
scegliere una sposa.--Alzò le spalle, e non rispose nemmeno. E un'altra
volta mi rispose:--Troverà facilmente; è il meno di cui mi
preoccupo.--Infatti.... egli mi aveva sposato unicamente per avere un
figlio. Le dolcezze della famiglia non avevano significato o valore per
lui. Ebbene, Dario, io desidererei che tu agissi altrimenti. Io
desidererei che la tua vita si raccogliesse tutta in quelle gioie intime
e sicure che egli non ha voluto conoscere, che non ha goduto. C'è
dell'egoismo in quel che ti dico, ma forse assai meno che non sembri.
L'arte, la scienza sono belle e grandi cose; ma la vita è così breve,
così precaria, che la suprema saggezza a me sembra consistere nel
goderla il più tranquillamente possibile, quando si hanno, come tu li
hai, tutti i mezzi di goderla in tal modo. Crearsi una famiglia è azione
bella e grande quanto l'arte e la scienza. Amare, essere amato, dar vita
ad esseri che ci perpetuano e che possono contribuire alla felicità o
almeno alla prosperità sociale non è spregevole cosa. Io ti parlo da
donna, da madre. Prima d'ora ho taciuto per non impormi alla tua scelta,
per non mettermi in contrasto con le intenzioni di tuo padre. Davanti a
lui mi sentivo piccina piccina, non osavo aprir bocca; ma oggi mi sembra
che sia mio dovere....

S'interruppe.

Dolcissime lagrime mi scorrevano silenziosamente per le gote e non
pensavo di asciugarle.

Perchè piangevo?

Le parole di mia madre significavano l'estrema condanna del mio sogno di
grandezza spirituale, ed io gli dicevo, con quelle lagrime, il mio
addio?

Erano esse segno di fiacchezza nervosa?

--Non ti dispiaccia, che io ti abbia parlato così--riprese mia
madre.--Tu sei libero, e puoi fare quel che vuoi.



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